I dati del trimestre luglio- settembre 2015 di Sky Italia parlano chiaro: gli abbonamenti della pay tv calano a quota 4.688.000, con un colpo di 37 mila in meno rispetto al precedente trimestre aprile- giugno (ma solo 16 mila in meno rispetto all’ analogo periodo del 2014).
A conti fatti, da circa dieci anni il numero degli abbonati si adagia più o meno stabilmente a circa 4,7 mln, senza eclatanti variazioni esponenziali. Sebbene le strategie di marketing siano (ovviamente) insite nelle falde più recondite del gruppo Murdoch, non è difficile supporre che la pay tv stia tentando, da numerosi anni, di superare considerevolmente la media degli abbonati, anche se lo zoccolo duro di Sky Italia non accenna a variare, nonostante l’incessante consecutio di esclusive e programmi. Tenendo la media come punto di riferimento, è tuttavia necessario segnalare che negli ultimi due trimestri gli abbonati sono scesi di 58mila unità: in molti sospettano che il dato sia un tangibile segnale della perdita dei diritti Champions League di Calcio, ma nel conteggio sono ricompresi solo gli iscritti alla pay tv che hanno dato disdetta entro agosto 2015 e pertanto, per osservare l’evoluzione quantitativa degli abbonati post- Champions sarà necessario attendere almeno il prossimo trimestre. In calo i ricavi, che diminuiscono del 4% (642 mln di euro) rispetto a luglio- settembre 2014, e i profitti operativi che scendono del 24% (35,25 mln di euro). Il churn rate, ossia il tasso di abbandono definitivo del servizio da parte di un cliente, sale al 10% dopo il minimo storico del 9,6% registrato nel trimestre aprile- giugno. Scende, invece, l’indice arpu (ovvero i ricavi medi per abbonato): 42 euro, un punto in meno rispetto ai sette trimestri precedenti. Se guardiamo la situazione a livello di macro prospettiva europea, tuttavia, il gruppo Sky palesa un andamento piuttosto soddisfacente: si registra un aumento del 6% nei ricavi e del 10% nel profitto operativo. Uk e Irlanda guidano il trend positivo con un +7% di ricavi e un +20% di profitti operativi, Germania e Austria svettano con un +11% nei ricavi, ma registrano ancora un bilancio in rosso (oltre 11 mln di euro), la cui causa è probabilmente rintracciabile nel mercato troppo variabile e difficile per la pay tv (arpu scende a 34 euro). L’Italia macina a rilento, ma attualmente mostra ancora conti positivi: sorprende sicuramente constatare il considerevole calo dei profitti operativi di Sky Italia nel trimestre luglio- settembre (parliamo di -24%), pur non dovendo più sostenere il peso della Champions League di calcio, dopo che il Biscione ne ha soffiato i diritti tv per questa e altre due stagioni. Vi è da dire, tuttavia, che, nello stesso periodo i risparmi di costi sono stati reinvestiti in parte nell’acquisizione di diritti di sport minori e in parte in pubblicità e marketing per controbilanciare la perdita dei diritti di trasmissione della massima competizione calcistica europea: insomma, trattenere gli abbonati sta costando sempre più a Sky Italia. Su base annuale crescono del 50% le famiglie che hanno attivato Sky Go (2,35 mln) e My Sky (3,2 mln). Sprintano, inoltre, i download con visione on demand con un aumento vertiginoso del 120%. Per quanto riguarda il fronte tv online, non sembra essere passato inosservato lo sbarco di Netflix in Italia: da oggi, infatti, chi non è ancora cliente Sky Online, tramite iscrizione avrà infatti diritto ad un mese di prova gratuito, (esattamente come il periodo di prova offerto per i nuovi clienti di Netflix), che potrebbe costituire una valida contromossa per arginare il nuovo competitor. Con il concept “Nessuna internet Tv è come Sky Online” parte la nuova campagna che valorizza la internet tv di Sky, creata insieme a Sky Uk e Sky Deutschland sulla base di una comune strategia di crescita a livello europeo. Il concept della campagna darà sicuramente visibilità anche alla nuova promozione del servizio. (S.F. per NL)