I motori erano già accesi, il count down sul sito dell’emittente già iniziato, una data definitiva abbondantemente resa nota: il 15 giugno sarebbe stato il 7 Box-Day.
Quel giorno avrebbe dovuto segnare l’inizio della vendita al pubblico del nuovo decoder attraverso cui Europa 7 (HD), dopo dodici anni di calvario giudiziario, avrebbe finalmente fatto il suo ingresso nel mercato televisivo digitale. Non dalla porta principale, ma nemmeno da quella secondaria. Il debutto on-air sarebbe passato da una nuova via: quella del DVB-T2 (come si ebbe modo di anticipare su queste pagine). Il digitale terrestre di seconda generazione che ha l’ambizioso obiettivo di mandare in pensione anzitempo l’antico DVB-T. La cronaca degli eventi è arcinota ai lettori di questo periodico. Dopo oltre dieci anni di atti giudiziari (nazionali e comunitari), Europa 7, l’emittente virtuale fondata e guidata da Francesco Di Stefano, vince il suo contenzioso con il MSE-Com, reo di aver rilasciato (nel ’99) una concessione priva del requisito essenziale per lo svolgimento dell’attività deputata: i canali su cui concretamente operare. A dire il vero non è che Europa 7 si trovasse in una situazione tanto diversa dagli altri operatori, visto che, dalle nostre parti, lo Stato si è sempre limitato a rilasciare la patente, mentre la vettura ogni editore ha dovuto comprarsela da sé, sul mercato e coi soldini. Ma tant’è, secondo Di Stefano ciò era una stortura giuridica e tanto ha brigato che alla fine ha avuto ragione. Che poi gli anni trascorsi nelle aule giudiziarie, mentre fuori il mercato evolveva e i competitor si posizionavano ponendo distanze ora difficili da colmare, siano stati un investimento è tutto da verificare. Fatto sta che alla vittoria giudiziale consegue l’assegnazione di un canale nazionale, il VHF 8, ritagliato dagli spazi generati dall’adeguamento della banda VHF italiana alla canalizzazione europea. Vittoria di Pirro, lamenta Di Stefano, restituendo al mittente la frequenza assegnata, che a suo dire, si palesa da subito un ricettacolo di problemi tecnici anziché un vettore per iniziative commerciali ed editoriali degne di nota. Così Di Stefano ricomincia a pestare i piedi finché, nel dicembre scorso, il MSE-Com alza bandiera bianca e rivede l’assegnazione integrandola con canali diversi, e – cosa ben più importante per l’intero settore – derogando al principio del single frequency network (SFN), che fino ad allora aveva caratterizzato le reti nazionali (detta deroga avrebbe inevitabilmente inciso – come osservato al tempo da questo periodico – sul nuovo Piano Nazionale di Assegnazione delle Frequenze, licenziato pochi giorni fa da Agcom). Superato (ancorché non brillantemente) il gap con le frequenze di serie A degli operatori di rete posizionati sul mercato, rimane però il problema di attirare su di sé l’attenzione per il lancio di un programma (anzi, di un bouquet) ex novo. Occorre, infatti, un richiamo adeguato per disipnotizzare gli utenti dallo schiocco di dita di Sky e Mediaset. Richiamo che non può essere che contenutistico o tecnologico. Data la difficile accessibilità del primo, Di Stefano decide di puntare sul secondo, individuando nel digitale di seconda generazione, il cosiddetto DVB-T2, il terreno adatto per lanciare la propria tv. Che è in HD, cioè il formato più appetibile per gli amanti della qualità trasmissiva somma. Grazie a una capacità di compressione maggiore e migliore rispetto al DVB-T, il T2 permette di avere più canali a parità di banda occupata e una qualità paragonabile al Blu Ray, con un audio dal suono Dolby 5.1, simile a quello del cinema. Ready to start, quindi. O almeno così pareva alla fine di maggio, cioè quando era stato dato l’annuncio del E7 count-down. Entro il 15 giugno sarebbe stato disponibile per il pubblico il cosiddetto 7-Box, vale a dire il decoder speciale in grado di far accedere a tutta l’offerta di Europa 7 HD in T2, nonché ai canali del digitale di prima generazione con una qualità visiva migliore (il T2 è retrocompatibile). Prezzo fissato: 150 euro, inclusi smart card e un mese di abbonamento agli otto canali della nuova emittente (che spazia fino al porno). Pareva quindi tutto pronto perché E7HD diventasse il primo concorrente dei colossi Sky e Mediaset nel mercato pay. Poi, però, qualcosa si è inceppato. Che cosa, a dire il vero, non si sa. La distribuzione dei decoder non sembra essere cominciata; l’avvio delle trasmissioni non è avvenuto, con il settore commerciale ancora a lavoro per arricchire i pacchetti con nuove esclusive (terreno ostico vista la concorrenza spietata degli altri operatori). E anche i tecnici di Di Stefano sono ancora al lavoro sulle postazioni Raiway che, grazie ad un accordo con E7, dovrebbero ospitare i relay del network provider romano. Nessun aiuto per decifrare l’impasse viene dal sito dell’emittente (che fa semplicemente riferimento ad abbonamento da sottoscrivere al buio), né attraverso comunicati chiarificatori della proprietà o di soggetti collegati. Black-out integrale. Per ora quel che trapela è che le trasmissioni dovrebbero partire prima di agosto, ma solo limitatamente alle macroaree urbane di Roma e Milano, per poi estendersi gradualmente al resto del territorio secondo il programma dello switch-off A/D nazionale. Fino a quando non sarà fissata una data di inizio definitiva, inoltre, niente decoder sugli scaffali. Tutto quel che si sa è che in Toscana l’arrivo di Europa 7 HD ha allertato gli antennisti associati al Cna, che hanno annunciato che nel mese di luglio, dopo la conclusione di Sud Africa 2010, le frequenze VHF di Raiuno trasmesse dai ripetitori del Cerbone e Monte Serra, per una copertura pari all’80% del territorio toscano, saranno spostate (provocando nuovi disagi nella ricezione della rete ammiraglia della Rai), per far posto al VHF 8 di Europa 7 HD. Per tale ragione tutti i televisori dell’area (dove lo switch off è previsto per giugno 2011) dovranno essere risintonizzati, ad eccezione di quelli più nuovi, che provvederanno ad adeguare la sintonia automaticamente. Tutto questo perché l’avvio di Europa 7 HD è alle porte. Forse. (G.M. per NL)