Freelance e blogger residente a Sydney, Lowenstain ha partecipato al summit di Budapest di Global Voices e da questi è stato intervistato.
Vive a Sydney, di mestiere fa il giornalista freelance e per passione il blogger. È un esperto dei nuovi meccanismi che animano il world wide web e delle peculiarità che esso possiede nei Paesi che, esterni all’occidente del web, vengono definiti da alcuni “nemici di internet”. In realtà, Lowenstain, relatore all’ultimo summit organizzato a Budapest da Global Voices, dimostra come anche in questi in questi Paesi la realtà del blog sta evolvendosi, rappresentando spesso l’unica arma d’aggregazione e di diffusione di idee in grado di scardinare le rigide imposizioni dei regimi autoritari. Lo dimostra nel suo ultimo libro, “The Blogging Revolution”, in cui il giornalista australiano descrive come il mondo della blogsfera si sia diffuso e quali influenze esso abbia avuto in sei paesi, per definizione, nemici del web: Iran, Syria, Cuba, Cina, Egitto, Arabia Saudita.
Durante il summit di Global Voices, Lowenstain è stato intervistato dall’ente no-profit olandese, che nasce da un progetto ideato presso il Berkman Center for Internet and Society della Harvard University, a Boston, USA. Ha parlato del suo libro, partendo dalle motivazioni che l’hanno spinto a scegliere questi sei Paesi: “Ho scelto questi sei paesi per il mio libro perché in occidente vengono abitualmente definiti come “nemici” o “alleati” di Washington, mentre raramente abbiamo un’idea realistica della vita dei semplici cittadini, lontana dalle vicende del “terrorismo”. Volevo parlare con blogger, scrittori, dissidenti, politici e cittadini, ascoltarne le storie liberandole dalle prospettive ufficiali”. E ancora: “Durante i miei viaggi ho incontrato alcuni che auspicavano enormi trasformazioni per le rispettive nazioni. Il mio libro descrive diversi blogger e dissidenti che in varie parti del mondo si battono per attivare cambiamenti politici, sociali ed etici – incluso il più famoso blogger saudita, Fouad Al-Farhan, recentemente rilasciato dopo essere stato arrestato per aver criticato il potere nepotista nel suo Paese – ma essi stessi ammettono che solo una sparuta minoranza di cittadini li seguirebbe in una sommossa popolare”. E Loweinstain continua, a proposito delle peculiarità della rete: “Internet non è in grado da sola di produrre grosse trasformazioni, ma può facilitarle e incoraggiare la gente a ritrovare la propria voce e manifestare apertamente. Prima del web nessuna tecnologia era in grado di fare ciò. Non sto idealizzando Internet, né ritengo che la democrazia di tipo occidentale sia il maggiore obiettivo di quanti vivono nei Paesi che ho visitato. L’ingerenza straniera è percepita negativamente, tuttavia l’apertura di linee di comunicazione con gli occidentali è più che gradita”. Poi sposta il focus sui Paesi da lui presi in esame nel libro: “Le blogosfere in Iran ed Egitto – dice – sono enormi e in rapida crescita, e stanno influenzando il processo politico. I rispettivi regimi, coscienti di questo, tendono a incarcerare sempre più blogger e attivisti per impedire loro di parlare. La solidarietà internazionale, espressa da altri blogger e alcuni governi, rende tuttavia assai difficile simili pratiche. I blogger arrestati non vengono dimenticati. Mi ha colpito la profondità e la diversità delle voci persenti sia in Egitto che in Iran, cosa a cui ho dato molto risalto nel mio libro, da sinistra e destra, donne, attivisti e islamisti. Sinceramente, questo panorama è decisamente più attivo rispetto a molte altre nazioni occidentali.In Arabia Saudita, la blogosfera è meno sviluppata ma comunque alquanto attiva. La censura di siti web “pornografici” è limitata, sebbene il regime abbia iniziato a temere la forza degli attivisti. La lettura di blog tenuti da donne è salutare – il genere femminile è costantemente marginalizzato nella società – se vogliamo comprendere questo gruppo sociale finora costretto al silenzio”. Infine, il gironalista racconta delle difficoltà incontrate nel reperire le informazioni per la stesura della sua opera: „In alcuni Paesi – sostiene – è stato molto difficile ottenere pieno accesso [all’ambito locale]. Esaminare il ruolo di Google, Yahoo, Microsoft e altre multinazionali occidentali e la loro collusione con la censura online praticata da certi stati come la Cina. Proteggere le mie fonti è stato altrettanto importante. Ho preso delle precauzioni prima di contattare i blogger nella maggior parte dei Paesi interessati”. (G.M. per NL)