"A seguito della relazione del Comitato di Redazione sugli incontri avuti con l’azienda giovedì e lunedì scorsi, nei quali l’amministratore delegato Giorgio Valerio ha prospettato l’intenzione di intervenire sui costi redazionali ed editoriali, l’assemblea all’unanimità (…) prende atto con soddisfazione che anche il direttore in una lettera inviata oggi al Cdr ha ritenuto ‘non accettabile’ l’ipotesi di piano di ristrutturazione aziendale”. E’ quanto si legge in una nota del Cdr del Corriere della Sera a seguito di una lettera con la quale il neo Direttore dello storico quotidiano italiano, Ferruccio De Bortoli, ha definito “inaccettabile” quanto stabilito dal CdA di RCS Mediagroup per affrontare la crisi del settore. E’ passata ormai una settimana dall’annuncio del piano di ristrutturazione del gruppo editoriale, che prevede un risparmio di circa 200 milioni di euro andando a colpire tutte le aree di business, comprese quella editoriale e redazionale. La crisi del gruppo c’è ed i risultati del primo trimestre non lasciano spazio a dubbi. La casa editrice del quotidiano milanese comunica di aver chiuso il primo trimestre del 2009 con una perdita netta di 40,7 milioni di euro, più del doppio della perdita di 18,6 milioni registrata nello stesso periodo del 2008; i ricavi netti consolidati diminuiscono del 17,7% (514,9 milioni) e la flessione è ancora più evidente per i ricavi pubblicitari, che calano del 30,2% (155 milioni). Analizzando nel dettaglio i risultati raggiunti nel primo trimestre nelle diverse aree operative del gruppo, risulta ancora più evidente la serietà della crisi. A parte Digicast che ha prodotto un debole incremento (da 6,8 a 6,9 milioni di euro) e, a parte Dada che tiene duro limitando le perdite (da 40,6 a 38,4 milioni), i Quotidiani italiani registrano una flessione dei ricavi da 170 a 149 milioni, con una discesa della raccolta pubblicitaria del 22,8%, i Quotidiani Spagna hanno ricavi in flessione da 155,6 a 128 milioni, con raccolta pubblicitaria in calo del 33,9%, ed infine, Periodici segnano minori ricavi da 65,5 a 53,7 milioni, con la raccolta pubblicitaria che registra un -27,9%. Visti i risultati, il CdA ha preso la sua decisione e ha previsto tagli di personale, riduzione degli organici redazionali, chiusura di testate. Misure drastiche che partiranno “fin da subito”. La decisione, secondo fonti vicine all’organo amministrativo di RCS, sarebbe stata accolta dal consesso favorevolmente all’unanimità, pur sapendo che i costi dell’operazione graveranno soprattutto sull’esercizio 2009 che chiuderà con “un risultato significamente negativo”, mentre i primi effetti positivi potranno vedersi solo nel 2010. Ma il Cdr non ci sta e nel suo comunicato afferma che “non permetterà che la redazione sia chiamata a farsi carico di danni provocati da acquisizioni ed errori manageriali e conferma il pacchetto di sei giorni di sciopero già affidato al Cdr per difendere l’occupazione, la professionalità, la qualità e il prestigio della testata”. Intanto il mercato ha approvato il piano di ristrutturazione messo in piedi dal gruppo editoriale e il titolo brilla in Piazza Affari (ieri ha chiuso con un cospicuo +46,4%: migliore performance del listino di borsa) e Mediobanca, alla luce di quanto detto, ritiene RCS un titolo che potrà fare ancora meglio sul mercato. (G.M. per NL)