Novembre 2018 + 7,2% la pubblicità nazionale radiofonica. Segnali positivi si registrano anche sulla locale, ma sul fronte eventi e multipiattaforma.
La situazione di forte incertezza politica nazionale – ed europea in generale – ha fortemente rallentato l’economia, con riflessi negativi registrati da tutti gli indicatori socio-economici.
Ciò nonostante, la sempreverde radio regge il colpo e dopo un ottobre al rallentatore, torna a crescere con un dato rilevante, anche se non più a due cifre.
L’Osservatorio FCP-Assoradio (FCP-Federazione Concessionarie Pubblicità) ha infatti raccolto ed elaborato i dati relativi al fatturato pubblicitario del mese di Novembre 2018, registrando un +7,2 rispetto al corrispettivo 2017. Tale dato corrisponde ad un fatturato totale di € 39.718.000,00.
“A ridosso della chiusura d’anno tutti gli indicatori monitorati dall’Osservatorio FCP-Assoradio mostrano un andamento più che positivo del mezzo – ha commentato il Presidente FCP-Assoradio Fausto Amorese -. A Novembre, che nel 2017 è stato il mese più importante per volume di fatturato, registriamo un ulteriore progresso del 7,2% sull’anno precedente e del +16,7% sul 2016. Rileviamo inoltre una crescita del prezzo medio che in generale si mantiene stabile o in incremento durante tutti i mesi dell’anno. Il fatturato cumulato Gennaio-Novembre si porta a +5,3%. Le iniziative di sistema, come la campagna Laradiorende, hanno dato ulteriore impulso ad una tendenza positiva che dura ormai da anni”.
Se quindi sul fronte nazionale gli affari vanno bene e si comincia a guardare con maggiore determinazione alla digital audio (che è chiaro che costituirà il modello del futuro), cioè la pubblicità IP mediante preroll e midroll nell’ambito della fruizione dei flussi streaming (tipica dell’ascolto attraverso aggregatori come TuneIn o FM World, app e podcast), non altrettanto si può dire su quello locale, la cui situazione è estremamente eterogenea.
“Registriamo situazioni profondamente diverse non tanto nel classico confronto nord-sud, ma anche all’interno delle stesse aree e non solo in relazione all’andamento degli ascolti delle radio”, spiega Giovanni Madaro, economista di Consultmedia (struttura di competenze a più livelli collegata a questo periodico) che da qualche anno ha istituito un sistema di verifica dell’andamento della raccolta pubblicitaria di un campione di proprie emittenti uniformemente diffuso (la struttura consultiva assiste oltre 150 emittenti radio su un complesso realmente attivo di circa 800, sicché rilevante a livello statistico).
“Se l’areale ha trend simili a quelli della nazionale, anche se tendenzialmente di 3-5 punti percentuali mediamente in meno, la locale vive una fortissima altalenanza che sfugge a criteri di logicità economica e quindi indiziaria di afflizioni di evanescenza, instabilità e fragilità”, continua Madaro.
“Un segnale però positivo e diffuso abbastanza uniformemente è quello dello sviluppo dell’area eventi, che ormai nella gran parte delle emittenti più organizzate rappresenta una quota molto importante dei ricavi, non raramente vicina al 50% (come già esaminato in precedenza su queste pagine, ndr) – spiega il consulente economico -. Anche l’utilizzo della multipiattaforma, fino ad ora sostanzialmente un gravoso costo necessario a fronte di ritorni commerciali poco o nulla significativi, sta cominciando a rappresentare uno sbocco commerciale interessante. In particolare, la visual radio si sta mostrando ai più accorti come uno splittaggio particolare della pubblicità e, soprattutto, uno strumento di amplificazione strumentale proprio all’area degli eventi (che reagiscono molto bene allo sfruttamento della televisione per esigenze radiofoniche). Per questo motivo nell’ambito della consulenza strategica suggeriamo ai clienti di concentrare l’attenzione proprio su tale ambito operativo, poiché l’area eventi è quella più al riparo dalla concorrenza degli OTT del web“, conclude Madaro. (E.G. per NL)