Anche la pubblicità nazionale radiofonica rallenta, pur rimanendo in territorio positivo. In negativo invece la raccolta territoriale delle emittenti locali, che però in molti casi virtuosi recuperano i conti attraverso la gestione degli eventi.
Il freno applicato all’economia italiana dall’incertezza politica e da politiche governative che allontano investitori esteri e demotivano quelli italiani non poteva non avere ripercussioni anche su un mezzo pubblicitario che pareva lanciato con una crescita costante a due cifre percentuali.
La radio paga lo scotto della ritornata sfiducia di consumatori ed imprese, aumentando ad ottobre il fatturato pubblicitario del mezzo, pari ad oltre 37,8 milioni di euro, solo del 2,2% rispetto allo stesso mese del 2017.
“Nonostante le incertezze dello scenario macroeconomico, quello di ottobre è stato un mese da record per il fatturato del mezzo radio: +2,2% sul 2017 e +17,1% sul 2016″, commenta Fausto Amorese, presidente FCP-Assoradio.
“È questa la fotografia che ci restituisce l’Osservatorio FCP-Assoradio. Ad oggi si tratta del mese con il fatturato più alto dell’anno. Ulteriore indicatore positivo, considerato il numero totale degli avvisi, è l’incremento del prezzo medio che riflette da parte degli investitori il valore attribuito alla radio nel media mix. Il dato progressivo a ottobre conferma di conseguenza un risultato migliore della media del mercato: +5,1%. Tra i settori che crescono maggiormente nei primi dieci mesi segnaliamo Distribuzione, Media-Editoria, Tempo libero e Turismo-Viaggi”.
Se quindi i dati dell’Osservatorio Fcp-Assoradio assegnano una ancorché debole tenuta della crescita sul comparto della pubblicità nazionale, diversa è la situazione in tema di pubblicità locale, per la quale non vi sono dati certificati di raccolta, ma solo singole analisi di mercato.
“Come Consultmedia da oltre dieci anni raccogliamo ed elaboriamo i dati economici dei nostri clienti, che rappresentando circa il 25% del mercato radiofonico locale, equamente distribuiti per territorio e dimensioni imprenditoriali costituiscono un attendibile parametro di riferimento, quantomeno a livello indiziario”, interviene Giovanni Madaro, economista di Consultmedia (struttura di competenze a più livelli collegata a questo periodico).
“I dati da noi elaborati ci mostrano una tendenza negativa della raccolta pubblicitaria locali da luglio a questa parte, legata da una parte all’incertezza politica ed economica del nostro Paese, ma dall’altra alla fortissima concorrenza determinata da altri mezzi ed in particolare dal web e dai social network nello specifico. Tuttavia, se la raccolta della pubblicità locale nella forma classica (gli spot, per intenderci) soffre, i conti economici di molte emittenti organizzate sono sani grazie ad una voce di introito che in casi virtuosi rappresenta ormai oltre il 50% del complesso: la gestione degli eventi”, prosegue Madaro.
“I colossi del web vincono sul virtuale ma crollano nelle relazioni reali, dove invece la radio (ma anche la televisione) vincono. Gli eventi (cui abbiamo già dedicato attenzione su queste pagine, ndr) rappresentano una grande opportunità per le radio locali di garantirsi introiti economici e nel contempo di favorire la promozione del proprio brand, rafforzando il legame con ascoltatori ed inserzionisti. Oltretutto, a differenza degli spot che quand’anche splittati sui vari diffusori hanno un tetto, gli eventi hanno un limite di moltiplicazione costituito solo dalla capacità organizzativa. In altri termini, una stazione organizzata adeguatamente può gestire eventi contemporaneamente in molti luoghi, mentre ha sicuramente limiti più stringenti sui tetti pubblicitari. E’ quindi su tale area economica che le emittenti locali dovrebbero spingere”, conclude l’economista di Consultmedia. (E.G. per NL)