Come anticipato da questo periodico, l’app aggregatrice della Player Editori Radio slitta al primo semestre 2020.
Il rilascio dell’app dell’aggregatore di flussi streaming radiofonici delle emittenti FM italiane (e dei loro derivati DAB+ e IP, brand bouquet compresi), non avverrà prima del 1° semestre 2020 (probabilmente tarda primavera), contrariamente alle (in verità un po’ troppo ottimistiche) previsioni di inizio anno, quando si parlava di Natale 2019.
Hybrid Radio
Lo ha fatto sapere Roberto Sergio, direttore di Radio RAI in un’intervista al quotidiano Italia Oggi di sabato 28/09/2019. Proprio Sergio ha evidenziato come debba essere ancora sottoscritto il contratto di licenza del modello tra la s.r.l. Player Editori Radio e la Radio Player UK Ltd, titolare del brand che contraddistingue la cd. “hybrid radio”. Con quest’ultima, lo ricordiamo, si intende un sistema evoluto di interscambio tra i contenuti analogico-digitali diffusi dalle emittenti che consente, attraverso un’interfaccia, di normalizzare le latenze tra le piattaforme analogiche (FM/AM) e digitali (DAB+/IP Radio), passando dall’una all’altra in tempo reale (scegliendo la migliore disponibile in funzioni di diversi parametri), garantendo all’utente la continuità d’ascolto in presenza di disagio diffusivo dell’uno o dell’altro vettore.
TuneIn: pericolo o piattaforma imprescindibile?
In realtà, al di là della comunque importantissima funzione hybrid radio, PER sarà un aggregatore volto a competere con TuneIn, il colosso internazionale della collazione di flussi streaming che recentemente ha firmato accordi per la veicolazione preferenziale dei suoi contenuti gli smart speaker – ed in generale le piattaforme smart – di Google, Amazon e – nei giorni scorsi – con Apple e sul quale si è incidentalmente soffermata anche Agcom.
L’intento di PER è infatti quello di controllare e quindi limitare lo sfruttamento dei contenuti radiofonici da parte degli OTT del web, con rischio di veder drenare importanti risorse economiche provenienti dalla digital audio (la pubblicità radiotelevisiva via web).
Una politica che però non vede tutti gli operatori concordi. Il rischio di una discesa da piattaforme affermate (come TuneIn) per un’esclusiva a favore dell’aggregatore della Player Editori Radio potrebbe costare agli editori radiofonici difficoltà rilevanti per l’ascolto attraverso device connessi alla rete, come gli emergenti smart speaker, ma anche sulle connected car che hanno sul dashboard TuneIn (come Tesla).
Risposta a Spotify ed allo streaming on demand in genere
Il PER, quanto ad aggregatore IP, non è solo una risposta allo strapotere di TuneIn, ma anche alle playlist free di Spotify, che ormai sono percepite da un certo tipo di pubblico come delle vere e proprie Radio musicali (tanto che il servizio di streaming on demand è entrato in competizione con le radio anche sul piano pubblicitario).
D’altra parte, più volte su queste pagine abbiamo messo in guardia sul cosiddetto “rischio icona”, cioè la tendenza dell’utente a privilegiare ciò che ha immediatamente a disposizione piuttosto che impegnarsi in complesse attività di adeguamento della strumentazione. Nel caso degli automobilisti, la presenza sul dashboard delle auto dell’icona di Spotify spingerà inevitabilmente molti di essi a sfruttarne la proposta musicale. (E.G. per NL)