Guanto di sfida di Facebook alle radio via etere o mano tesa come network provider?
Può essere letta in entrambi i modi la seconda iniziativa di social radio del popolare conduttore Fiorello (dopo quella di Instagram), nato in FM, approdato in tv ed ora impegnato nel testare le potenzialità dei social per l’intrattenimento live.
I Live Audio del più popolare dei sociale network non sono certo una novità: sono fruibili dal dicembre dell’anno scorso e consentono a chiunque di sfruttare lo streaming per comunicare “in diretta” con amici e simpatizzanti.
E’ però la prima volta che un personaggio di forte richiamo li utilizza per la veicolazione di un contenuto strutturato ed addirittura connotato come radio, anche se forse sarebbe più corretto definirla come una “personality radio“, fattispecie di cui su queste pagine ci siamo già occupati in diverse occasioni.
“Sono nella sede di Facebook Italia e stiamo facendo prove tecniche per la nuova trasmissione che partirà tra qualche tempo (la data non è ancora fissata, ndr)”, ha fatto sapere Fiorello sul web, così facendo comprendere come l’iniziativa (che in realtà ha già avuto una positiva sperimentazione con BBC e Harper Collins), sia coordinata direttamente col social network, il quale, evidentemente, vuole lanciare il nuovo modello comunicativo che, prima facie, appare una sorta di audiografica, cioè una declinazione della visual radio attraverso una soluzione adottata da molte emittenti sul DTT (logo statico o dinamico accompagnato da musica) e validata come presa d’atto dell’evoluzione tecnologica dal Ministero dello Sviluppo Economico con parere confermativo.
In questo caso, tuttavia, non si tratta di una scelta evidentemente dovuta ai limiti di capacità trasmissiva del digitale terrestre (quindi ad esigenze tecnico-economiche), ma alla necessità di massimizzare gli accessi contemporanei che saranno sostenuti dall’infrastruttura di Facebook (anche in mobilità) e quindi supereranno i limiti di contemporaneità tipici della singola emittente in streaming. Già, perché l’iniziativa di Fiorello, per espressa dichiarazione, è aperta anche agli altri editori radiofonici, oltre a tutti gli utenti interessati a farlo, naturalmente.
Certo ci sono alcuni nodi da sciogliere, come per esempio la questione dei diritti d’autore e dei diritti connessi (si applicherà il modello di Youtube?) – anche se appare quasi scontato che l’opportunità sarà riferita pressoché essenzialmente ai contenuti originali ed autoprodotti (voce e non musica, o quantomeno poca, per intenderci), ma l’iniziativa di Fiorello segna un altro passo avanti verso la radio 4.0.
D’altra parte gli OTT l’hanno fatto capire in tutte le salse: non sono interessati a realizzare i contenuti, ma a trasportarli e trattenere gli utenti sulle proprie piattaforme.
Come dire: perché staccarsi da FB per ascoltare la radio quando puoi farlo direttamente da lì? (E.G. per NL)