Una ”grande famiglia che non conosce frontiere”, nella quale, ”nella molteplicita’ delle culture e delle lingue, tutti sono fratelli e sorelle, e cosi’ rappresentano una grande forza per la pace”.
Il Card. Giovanni Lajolo, presidente del Governatorato dello Stato della Citta’ del Vaticano, ha citato queste parole – pronunciate a braccio da papa Benedetto XVI in occasione del 75.o anniversario – per definire Radio Vaticana, in occasione della Conferenza per l’80° dell’emittente della Santa Sede, che si e’ svolta oggi presso i Musei Vaticani. Nel 2011, ha ricordato il porporato, ”cadono insieme due anniversari importanti dei due principali e piu’ noti media della Santa Sede: i 150 anni dell’Osservatore Romano e gli 80 anni della Radio Vaticana”. L’Osservatore Romano nasce nel 1961, ”insieme all’unita’ d’Italia e quindi al tramonto del potere temporale dei papi, e da’ voce alle ragioni della Santa Sede di fronte all’opinione pubblica italiana ed europea in tutto il lungo periodo della non risolta ”questione romana”’. ”Ben diverso”, ha fatto notare invece il card. Lajolo, ”il contesto in cui nasce la Radio Vaticana, proprio in concomitanza della fondazione del nuovo Stato della Citta’ del Vaticano”, anzi ”proprio come una delle strutture che lo caratterizzeranno nella sua sovranita’ e liberta’ di azione internazionale”. Per la prima volta, grazie a Guglielmo Marconi, Pio XI ebbe a disposizione un microfono ”attraverso cui puo’ rivolgere la sua parola a un uditorio potenzialmente larghissimo e diffuso in tutto il mondo”. Da allora in poi, i ”radiomessaggi’‘ – ha ricordato il cardinale – diventeranno ”almeno per diversi decenni, uno dei piu’ importanti generi di espressione del magistero papale e soprattutto dei suoi moniti in rapporto alla situazione del mondo”. Un esempio per tutti: i radiomessaggi di Pio XII nel tempo di guerra. Ma gli anni della nascita della Radio Vaticana, ha proseguito il relatore, "sono anche anni dell’affermazione di totalitarismi oppressivi e negatori della liberta’ religiosa”, di fronte ai quali ”la radio si presenta allora come lo strumento piu’ adatto, spesso l’unico, per diffondere un messaggio di fede e di liberta’ capace di superare le frontiere”. All’epoca del comunismo, il papa chiede alla Radio Vaticana di ”diventare la voce della Chiesa a sostegno dei popoli e dei fedeli oppressi”, e cosi’ ”si moltiplicano i programmi regolari nelle lingue dei Paesi che hanno perduto la liberta”’. (ASCA)