Sono i due quotidiani più letti d’Italia, il “Corriere” e “Repubblica”. Il primo, tradizionalmente super partes, aveva attuato una mossa un po’ a sorpresa in periodo di campagna elettorale (marzo 2006), schierandosi apertamente in favore di un avvicendamento tra Prodi e Berlusconi, spostando così l’asse d’equilibrio politico in direzione del centro-sinistra in maniera, forse, determinante. Il secondo, invece, ha una tradizione ben diversa: da sempre organo d’informazione vicino al centro-sinistra, nonostante le sue posizioni non radicali l’abbiano reso un giornale leggibile per tutti, a destra e a sinistra. Prima delle scorse elezioni, per la prima volta da quando esiste il sistema bipolare, i due “mostri sacri” della stampa di casa nostra hanno fatto fronte comune, schierandosi in favore di Prodi, abbandonando Berlusconi al suo triste destino da oppositore.
E’ passato un anno e mezzo dall’investitura di Prodi e del suo governo appeso a un filo: numeri da fil di lana in Senato, rimpiazzati da un esecutivo con il record di ministri della storia della Repubblica. E’ passato un anno e mezzo, si diceva, e Prodi ed il suo entourage le penne, per ora, sono riusciti a portarle a casa, seppur bruciacchiate. La credibilità, quella no, si è un po’ persa per strada.
Oggi il panorama informativo italiano ha assunto una caratterizzazione differente: è tornato Santoro, è arrivato Grillo con il suo blog ed il suo enorme seguito, certo sono restati gli “highlander” Vespa, Mentana ecc., ma anche la carta stampata ha mutato le proprie strategie, le proprie credenze, il proprio giudizio sul governo.
Non più tardi di qualche giorno fa, Paolo Mieli, direttore del “Corriere”, aveva parlato al congresso dei giovani industriali a Capri, tirando le orecchie a Prodi e i suoi in modo inequivocabile: “Voi sapete che io ho dato indicazioni di votare per Prodi ma così non si può andare avanti. Fate qualcosa se volete andare al ristorante senza essere insultati”. E ancora: “Fate subito, non rinviate. E se non vi muovete vi conviene portarci alle urne al più presto”. Chiare e lampanti le dichiarazioni di Mieli che, così come aveva dato una spinta importante per la vittoria elettorale dell’aprile 2006, così adesso potrebbe dare una spinta altrettanto importante per affondare il governo in quella fossa dove già ha immerso uno dei propri piedi.
Come se non bastasse la staffilata proveniente da Via Solferino, un altro “alleato” pare sul punto di scaricare il centro-sinistra: si tratta di Ezio Mauro (foto), direttore di “Repubblica” e noto sostenitore dei partiti di governo, sin da tempi non sospetti. Mauro è intervenuto recentemente in una puntata di “Otto e mezzo”, di Giuliano Ferrara, affermando, su provocazione dell’istigatore Ferrara: “C’è un problema di direzione politica e c’è un’evidente delusione di un pezzo rilevante di elettorato di centro-sinistra. C’era un’insufficienza di partenza, occorreva una virtù politica molto forte per compensare la ristrettezza dei numeri: questa virtù non c’è”. E poi, chiarendo definitivamente la propria posizione: “O il governo ce la fa a governare la situazione, anche se sembra che faccia fatica a farlo, allora può andare avanti. Altrimenti, galleggiare per non governare è una cosa che non serve né al governo di centro-sinistra né al paese. O il governo ce la fa a governare davvero o non gli conviene vivacchiare”. Prodi è avvisato, i direttori più influenti del panorama della carta stampata italiana hanno detto la loro. E il premier ben sa quanto questi possano essere decisivi per gli equilibri politici. (Giuseppe Colucci per NL