Negli Usa il traffico internet cresce del 35% annuo sulle reti fisse e addirittura del 100% annuo sulle reti mobili. Gli operatori di telefonia sono obbligati ad investire per potenziare la rete, onde evitare la congestione del predetto traffico (previsione sempre più verosimile per paesi come gli States o l’Italia).
A ciò si aggiunga che i cosiddetti over the top, ovvero le aziende come Apple e Google che hanno tratto enormi benefici dalla diffusione della banda larga, non hanno mai versato un centesimo per l’ampliamento delle reti e, naturalmente, hanno redditività derivante dal traffico dati ben maggiore degli operatori di telefonia fissa o mobile. Ragion per cui i primi (At&T in particolare) denunciano il forte squilibrio nei confronti dei secondi (le aziende di Cupertino o Mountain View), nella speranza che qualcuno possa invertire la rotta, o almeno pareggiare in qualche modo i conti. Riparametrando tutto sul nostro paese, è facile intuire che il problema non è più chi sarà il destinatario delle frequenze del dividendo digitale, ma chi pagherà il potenziamento della rete internet che, molto probabilmente, nell’utilizzo di quelle frequenze troverà solo una soluzione temporanea. Altro che tv locali: del resto, non fanno parte del mondo di applicazioni di iPad o di qualunque altro dispositivo mobile. E forse non si affacceranno mai nemmeno ai televisori web-ready, che utilizzano così tanta banda da rendere le necessità (necessità?) delle tv locali del tutto ininfluenti (come in parte suggerisce l’editoriale Lotta Impari di questo periodico). Quanto si sta verificando in USA è simile, con le dovute proporzioni, a quanto sta accadendo in Italia, con l’aggravante che la diffusione di dispositivi mobili (smartphone soprattutto) nello Stivale è alle stelle. Soluzioni pare che ce ne siano poche. Se Google, Apple e compagni non contribuiscono agli investimenti necessari al potenziamento della rete internet, qualunque sia il paese che lo necessiti, la maggiorazione dei costi ricadrà ancora sui contribuenti. Prima con micro-aumenti degli abbonamenti, poi con l’invenzione di nuovi servizi web integrati. E di gratuito rimarrà solo la cara “vecchia” email che secondo una recente inchiesta del Corriere, ha assunto la forma di vocabolo internazionale e, finalmente, si può scrivere senza trattino. In effetti, è poca cosa nel contesto che ci attende. Speriamo che la “semplificazione” investa anche i piani tariffari. (M.M. per NL)