Il Liechtenstein, monarchia costituzionale in lingua tedesca dell’Europa centrale racchiuso tra Svizzera e Austria, uno degli stati più piccoli al mondo, non ha più una radio pubblica. Radio L è infatti stata chiusa giovedì 3 aprile 2025 poco dopo le 18:00.
L’ultima canzone trasmessa nel programma in diretta è stata rappresentativa della situazione che si era venuta a creare: The Show Must Go On dei Queen .
Ma come ha potutto accadere, considerato che il Liechtenstein è uno dei paesi più ricchi al mondo? Lo stato che vanta il primato di più aziende registrate che cittadini, che ha sviluppato un’economia prospera e altamente industrializzata di libera impresa, un settore dei servizi finanziari ed uno standard di vita spesso superiore a quelli delle aree urbane dei paesi confinanti europei, come può non avere più un’espressione propria del più antico mezzo di comunicazione elettronica?
Cosa è successo
Cerchiamo di capire come è possibile che si sia giunti a questo epilogo, tanto più che il 2 giugno 2024, Radio Liechtenstein aveva annunciato di essere “in procinto” di aderire all’Unione europea di radiodiffusione, con una richiesta attualmente in fase di decisione.
Il referendum del 2024
Il tutto era partito con un referendum del 2024, all’esito del quale, con una maggioranza del 55,4%, i cittadini del Liechtenstein avevano scelto di eliminare il finanziamento pubblico alla radio nazionale (appunto Radio L), sostenuta dallo Stato dal 2004 dopo il ritiro degli investitori privati.
La travagliata storia della radiodiffusione nel Liechtenstein
La storia della radio nel Liechtenstein, nato come principato del Sacro Romano Impero, era iniziata nel 1938, quando le prime trasmissioni in onde medie (209,9 metri) furono sospese dopo un solo anno, a causa dello scoppio della Seconda guerra mondiale e di problemi finanziari.
La rinascita del 1995
Solo nel 1995, dopo 4 anni di prove tecniche, nacque l’attuale compagnia, che, tuttavia, per quasi un decennio operò come emittente privata.
Peter Ritter
Nel 2004, per garantire la sopravvivenza del servizio dopo il ritiro (nel 2003) del suo fondatore, Peter Ritter, alla guida della stazione per otto anni ed un investimento di 12 milioni di franchi svizzeri (12,3 milioni di euro), la radio passò sotto il cappello pubblico.
Il canone radiotelevisivo e il legame con la Svizzera
Fino al 1999, il Liechtenstein raccoglieva un canone radiotelevisivo destinato alla distribuzione dei programmi svizzeri. Questa connessione aveva permesso al principato di mantenere un legame culturale con i paesi limitrofi, rafforzando l’identità del piccolo Stato.
Transizione al modello pubblico
Con la rimozione del canone e la transizione ad un modello pubblico nel 2004, il Liechtenstein aveva avviato un percorso di indipendenza mediatica, che però ora, con la decisione della chiusura di Radio L, ha assunto una condizione preoccupante.
La decisione sovrana
Ma facciamo un passo alla volta per meglio comprendere questa paradossale vicenda.
Dopo l’espressione diretta del popolo, il Liechtenstein aveva disposto l’iterruzione dei contributi pubblici alla stazione, sancendo una svolta nella storia della comunicazione nazionale (e non solo, come vedremo più avanti).
DPL
Da subito era apparso chiaro che la decisione, sostenuta dal partito euroscettico Democratici per il Liechtenstein (DPL) – il Liechtenstein fa parte dello Spazio economico europeo, che la Svizzera aveva rifiutato nel 1992 -, avrebbe avuto implicazioni rilevanti per il panorama informativo e culturale del piccolo Stato.
Le tesi degli euroscettici
Infatti, mentre i promotori dell’iniziativa sostenevano che le emittenti private avrebbero potuto offrire un servizio più efficiente, il governo avvertiva del rischio di un vuoto mediatico e di perdita dell’identità nazionale.
Il nostro approfondimento
Newslinet – primo periodico specialistico ad averlo fatto – aveva dedicato un ampio approfondimento alla questione a fine ottobre 2024, quando sembrava che la naturale evoluzione di Radio L fosse la sua privatizzazione e non certo la chiusura avvenuta il 3 aprile (due giorni prima sarebbe stata bollata come uno scherzo, vista la portata).
6.786 vs 5.457
Il risultato del referendum, che corrispondeva a 6.786 voti favorevoli contro 5.457 contrari – tipico quindi di una situazione sfuggita di mano in limine litis, considerato che la popolazione del principato ammonta a 39.850 abitanti –, ha segnato una svolta epocale nella gestione dei media: con una partecipazione del 59,3%, i cittadini hanno aderito all’iniziativa promossa dal partito di destra Democratici per il Liechtenstein (DPL), manifestando la volontà di ridurre l’intervento statale nel settore.
La proposta dei Democratici per il Liechtenstein: un nuovo corso per i media
L’iniziativa del DPL, partito di destra euroscettico e contrario all’immigrazione, ha mirato a riformare radicalmente la gestione della radio pubblica.
Chi è il movimento conservatore che ha chiuso Radio L
Fondato nel 2018, il DPL rappresenta una frangia del movimento conservatore che ha ottenuto l’11% dei voti nelle ultime elezioni del 2021, guadagnando due dei venticinque seggi nel Parlamento.
Visione più liberista nel settore dei media
Con questa iniziativa, il partito DPL intendeva promuovere una visione più liberista nel settore dei media, finendo invece per impoverire l’offerta informativa con la chiusura di Radio L.
Critiche ai costi e al modello attuale di finanziamento pubblico
Secondo il DPL, il finanziamento di circa quattro milioni di franchi all’anno (4.269.284 euro), che rappresentava il 70% dei fondi pubblici per i mezzi di comunicazione di massa, non era sostenibile.
Modello inefficenti
I promotori dell’iniziativa dichiaravano che il modello fosse inefficiente, poiché l’emittente aveva dovuto fare ricorso a prestiti di emergenza in più occasioni.
Meglio i privati
Secondo loro, le emittenti private avrebbero potuto offrire servizi simili a costi inferiori, rendendo superflua la radio pubblica.
La risposta del governo
Il governo del Liechtenstein si era opposto all’iniziativa, sottolineando il pericolo che, con meno di 40.000 abitanti, il principato potesse rimanere privo di un servizio radiofonico.
Rischi per l’identità e la pluralità informativa
La mancanza di una radio pubblica avrebbe potuto, secondo l’esecutivo, avere ripercussioni sull’informazione e sulla formazione dell’opinione pubblica, compromettendo il senso di identità nazionale e riducendo l’accesso ad un’informazione pluralista.
L’ascolto di Radio L
La radio pubblica, avevano spiegato gli esponenti governativi, rappresentava “una piattaforma che consente ai cittadini di essere informati su questioni locali e internazionali”, sebbene – osservavano gli oppositori – dei 21.530 ascoltatori (dati del 2021, che segnavano una perdita di oltre il 50% rispetto al 2004, anno di cessazione del controllo privato) solo 10.800 provenivano dall’interno dei 160 kmq dello stato.
Maggior ascolto esterno al Liechtenstein
La maggior parte degli ascoltatori della stazione proveniva, infatti, dalla Svizzera, segnatamente dalla popolazione di lingua tedesca nel nord-est della confederazione elvetica, che confina con il Liechtenstein.
Pendolari
A causa degli elevati flussi di pendolari dalla Svizzera, l’area di trasmissione ufficiale di Radio L comprendeva la bassa Valle del Reno, servita da sei piccoli trasmettitori FM nel Liechtenstein (da 0,025 a 1 KW ERP) e altri due piccoli trasmettitori situati nella Svizzera orientale (da 0,05 e 0,2 kW), insieme al mux DAB (sempre nella Svizzera orientale fino al lago di Costanza).
Presenza IP e cavo
Ovviamente, come tutte le emittenti della limitrofa Svizzera, Radio L dichiarava una forte presenza di ascolto in streaming ed un supporto dalla distribuzione nella rete via cavo.
Apertura al mercato
A fine 2024 sembrava evidente che la decisione avrebbe portato Radio L ad affidarsi completamente (e nuovamente) ad investitori privati o ad un modello commerciale, trasformando così il ruolo che la stazione aveva avuto fino a quel momento nella vita quotidiana dei cittadini.
La televisione: una lunga attesa per una rappresentazione nazionale
L’assetto mediatico complessivo vede il Liechtenstein come l’ultimo stato europeo a dotarsi di una propria televisione, con la creazione di 1FLTV (1 Fürstentum Liechtenstein Television), che, tuttavia, è una società privata.
UER/EBU
Nonostante vari tentativi di aderire all’Unione Europea di Radiodiffusione (UER/EBU) per partecipare all’Eurovision Song Contest, il Liechtenstein è rimasto escluso a causa della mancanza di una televisione pubblica nazionale. Solo con la presenza di una televisione pubblica sarebbe infatti possibile ottenere un riconoscimento formale per la partecipazione a tali eventi internazionali.
Povera offerta in ricco stato
Ora, anche l’assenza di una radio pubblica, pone il ricco principato nella condizione di uno stato degradato sotto il profilo dell’informazione. Una brutta immagine sul piano culturale, politico, economico ed anche finanziario.
Jürg Bachmann
Nei prossimi giorni NL intervisterà il presidente del CdA di Radio L, Jürg Bachmann, nome noto ai nostri lettori per essere stato esponente dell’Associazione delle Radio Private Svizzere e del Comitato direttivo per la migrazione digitale delle radio svizzere, con cui abbiamo in diverse occasioni discusso dell’evoluzione del settore radiofonico (non solo svizzero).
L’incredibile è accaduto
Bachmann, ci spiegherà come è stato possibile che la stazione radio, che si era ripresa economicamente negli ultimi mesi e che offriva un palinsesto di forte appeal abbia dovuto chiudere, apparentemente senza motivo ed all’improvviso (non ci risultano preavvisi), nonostante le positive premesse.
Mai successa una cosa del genere
Una situazione che, considerata la matrice statale e la ricchezza del Liechtenstein pensiamo non abbia precedenti.
Al contrario di RMC e RTL
Anzi, altri piccoli e ricchi stati come Monaco ed il Lussemburgo hanno creato e sostenuto stazioni leggendarie come Radio Monte Carlo e RTL che ne hanno esaltato la notorietà, elevandoli a brand.