Era stato da poco annunciato l’arrivo della feature InPrivate sul nuovo Microsoft Internet Explorer 8 (responsabile dell’eliminazione automatica del tracciamento online di qualunque utente), quando a gran voce il web, con l’eco della carta stampata, ha richiamato l’attenzione su Google Chrome. Promosso attraverso un fumetto dal contenuto semplice, ma decisamente attento ai dettagli, Chrome è stato presentato come l’anti-Explorer; soprattutto come uno dei passi fondamentali per stabilire in modo indeterminato e irreversibile il predominio di Google sulla rete. Trattasi di un browser sviluppato sulle basi di una visione nuova e innovativa di internet. Partendo infatti dal presupposto secondo cui Explorer e Safari prima, Firefox e Opera poi, sono nati sulla base di una specifica necessità, ossia consentire la navigazione attraverso la ragnatela informatica del www, Chrome si pone un obiettivo diverso: completare l’esperienza dell’internauta offrendo un browser capace di trasformarsi in sistema operativo, in grado di gestire piccole applicazioni o grandi software e che possa permettere di sistemare online qualunque documento o contenuto, senza necessitare di potenti macchinari o ampi hard disk per gestire il proprio archivio di bit. Un software, per usare la rete, non può più essere concepito come accadeva solo qualche anno fa. È importante che la sua forma sia adatta alle attuali esigenze (onnipresenza nei social network, aggiornamento continuo delle pagine abitualmente visitate, integrazione di sistemi, connessione e possibilità di condivisione costante con gli utenti da qualunque parte del mondo). È fondamentale avere a disposizione una piattaforma in grado di gestire molteplici attività velocemente, con precisione e che allo stesso tempo faccia percepire all’utente una situazione di apparente ubiquità (sulle diverse applicazioni, naturalmente). Il primo passo per fare tutto questo è accaparrarsi la fiducia dell’utente rassicurandolo sulla questione privacy, garantendogli una dimensione di assoluta riservatezza ogni volta che sarà online. Il citato InPrivate – soprannominato porn-mode per ricordare la quantità di contenuti scomodi su cui molti sono soliti soffermarsi segretamente – si è presentato come il fulcro della nuova operatività ed efficienza di Explorer. Con voce più sottile anche Mozilla Firefox ha conquistato gli utenti non solo per la velocità e affidabilità del suo sistema, ma anche per la stessa riservatezza che guida qualunque suo utilizzo. Arrivano però per ultimi – e come sempre, diventano i primi – quelli di Mountain View che smontano il lavoro e le aspettative di Mozilla e Microsoft strutturando una presentazione di Chrome in un abile fumetto stilizzato, dove si riassume la concezione “googliana” della rete. Il futuro ci riserva forse un browser nel quale confluiranno applicazioni e sistemi operativi; nel quale Google Docs o l’analogo Microsoft Works diventeranno gli strumenti più comuni per gestire il proprio lavoro. Dove il predomino rappresentato da Microsoft per quasi due decenni nel pianeta dei software sarà paragonabile a quello che un giorno Google otterrà nel mondo di internet. Perché, come saggiamente spiega l’editorialista del Guardian online Andrew Brown in data odierna, tutti per sfruttare il web utilizzano Google. Tutti usufruiscono obbligatoriamente dei servizi della grande G. E forse, siamo un po’ tutti parte di Google, proprio perché in esso finiscono le nostre conoscenze, le nostre perplessità, le nostre definizioni, le nostre foto e il nostro modo di fare o parlare. Google conosce tutti i nostri movimenti, le nostre preferenze, i nostri hobby e Chrome non può che essere la conclusione perfetta di una campagna promozionale durata più di un decennio, nella quale due giovani imprenditori di Mountain View si sono impegnati a conquistare il mondo offrendo gratuitamente (o in modo parzialmente gratuito) conoscenza e condivisione a tutti coloro che sono dotati di un computer e di una connessione ad internet. Il lancio di Chrome appare così una sorpresa, ma sottile. Perché, leggendo bene tra le righe, probabilmente chiunque intuirebbe la necessità di semplificare la gestione delle proprie attività informatiche, la gestione delle proprie ricerche. Ma nessuno è in grado di farlo se non ha il proprio Google a portata di mano. (Marco Menoncello per NL)