"Troppi disguidi, da quando e’ avvenuto il passaggio al digitale terrestre, nella ricezione del segnale di Rai Tre regionale dell’Emilia Romagna. Si tratta di un servizio pubblico, e i nostri cittadini continuano a lamentarsi. Adesso e’ indispensabile che l’azienda ponga fine a queste difficolta’".
Cosi’ Marco Monari, presidente del Gruppo Pd in Regione Emilia Romagna, intervenendo ieri in assemblea legislativa, dove e’ stata presentata una risoluzione dei democratici. "Non e’ pensabile – ha proseguito Monari – che da Piacenza a Rimini ampie aree della nostra regione continuino a vedere il telegiornale del Veneto, quando non della Lombardia. Quella che doveva essere una miglioria sul piano tecnologico si sta trasformando in un handicap". "Chiedo quindi all’Azienda Rai di dare corso agli impegni presi in sede di confronto e di risolvere in tempi rapidi i problemi relativi alla ricezione dei programmi regionali di Rai Tre", ha concluso l’esponente del PD. In realtà la questione è più complessa di quanto sembri e sia stata rappresentata. Il pasticcio infatti discende da un peccato originale: l’attribuzione dei diritti d’uso per le frequenze DTT senza un necessario approfondimento tecnico. Nel caso di specie, per quanto riguarda l’area nord dell’Emilia, il canale 24 UHF è stato assentito per le postazioni di Pigazzano (Piacenza) e Monte Canate (Parma) alla concessionaria pubblica, mentre nelle aree assolutamente prossime (cioè le province di Cremona, Lodi, Brescia, Pavia) a due distinti soggetti privati. Sennonché, essendo i bacini interessati privi di protezione orografica, i rispettivi segnali si annientano su gran parte del territorio, col risultano che i programmi di tutti sono oscurati per incompatibilità elettromagnetica piena. Un problema che può essere risolto solo attraverso un accordo tra le parti (che ovviamente non può essere imposto) oppure con l’assegnazione di una risorsa alternativa alla RAI. Coi tempi immaginabili, per buona pace dei telespettatori. (A.M. per NL)