La HBBTV (Hybrid Broadcast Broadband TV) muta ulteriormente obiettivi, quantomeno in Italia e, in parte, torna alle sue finalità originarie: quelle di fornire contenuti integrativi alle trasmissioni lineari degli editori, che la impiegano associandola al proprio logical channel number (LCN).
Per l’altra parte (quella che sembra progredire maggiormente), l’impiego è per il jump; di fatto un’anticipazione del DVB-I.
Sintesi
La HBBTV (Hybrid Broadcast Broadband TV) sta subendo, in Italia, un’evoluzione, tornando, in parte, alla sua funzione originaria di integrazione ai canali lineari e, per altro verso, anticipando il DVB-I.
Lo standard industriale europeo, contrapposto all’ATSC 3.0 statunitense, nato per armonizzare trasmissioni DTT, satellitari e IPTV, aveva visto, in Italia, un impiego volto a sopperire alla riduzione della risorsa frequenziale disponibile dopo il refarming della banda 700 MHz.
Tale utilizzo aveva spinto l’uso della HBBTV lungo percorsi innovativi, come il jump (un passaggio automatico dallo streaming a bassa qualità del DTT a contenuti IP in alta qualità video) e l’utilizzo di una minima capacità trasmissiva solo per innescare la sottoposizione di un cartello invitabte l’utente con TV compatibile a connettersi a contenuti online.
RAI ha sperimentato il modello con Radiodue Visual Radio su LCN 202, favorendo l’affermazione come trampolino per le piattaforme OTT.
Conseguenza di ciò è la progressiva scomparsa dei bouquet HBBTV con contenuti di terzi, mentre cresce l’impiego dello standard per canali ancillari tematici, catch-up e on demand.
Con la pubblicità programmatica, la HBBTV si avvicina al modello FAST (Samsung TV Plus, Pluto TV).
Secondo Emanuele Baroni (coo di Rubidia, uno dei principali produttori di sistemi HBBTV), la Hybrid Broadcast Broadband TV offre tuttavia vantaggi unici rispetto al DVB-I, tra cui librerie VOD, analisi degli ascolti e pubblicità orientabile.
Tuttavia, permangono sfide infrastrutturali, soprattutto per il multicast e la latenza di avvio.
Il 97% delle smart TV è compatibile, ma le implementazioni variano tra produttori.
La HBBTV sul piano storico
La Hybrid Broadcast Broadband TV (la HBBTV nel suo acronimo) è sia uno standard industriale (ETSI TS 102 796) che un’iniziativa per la promozione della televisione digitale ibrida, che ha lo scopo di armonizzare la trasmissione tradizionale digitale terrestre, satellitare o via cavo con l‘IPTV ed i contenuti di intrattenimento a banda larga nelle smart TV collegate a internet o tv dotate di decoder compatibile.
Standard europeo vs statunitense
In relazione alle emittenti che vi aderiscono, la HBBTV può essere definita lo standard europeo al quale si contrappone quello statunitense ATSC 3.0.
Il modello HBBTV originario
La HBBTV nella sua formulazione d’impiego originaria rimandava all’impiego del Telecomando virtuale, della Catch-up TV (la riproposizione on demand di programmi andati in onda in forma lineare sul DTT), all’interazione coi social network, alla funzione Cerca, ai contenuti On demand, all’EPG, al Restart ed all’Highlight.
Ibrido nell’ibrido
Tuttavia, complice l’indisponibilità di capacità trasmissiva sui mux nazionali dopo la riduzione del numero delle reti causata dal refarming della banda 700 MHz (in assenza dell’originariamente previsto passaggio, entro il 30/06/2022, alla modulazione T2, che avrebbe aumentato la banda disponibile), in Italia si è diffuso l’impiego dello standard con finalità diverse da quelle inizialmente previste da chi lo aveva ideato.
Jump!
Le strategie d’impiego adottate spaziano dalle soluzioni jump applicate a canali a basso bitrate che, alla presenza di tv effettivamente connesse e con funzione HBBTV attivata, in automatico, dopo qualche istante di latenza (cd. “nero”) dirottano il televisore sul contenuto streaming (ovviamente di maggiore qualità audio/video), a quelle dove il contenuto DTT non è proprio disponibile, quindi qualcosa di assimilabile al DVB-I.
Di necessità virtù
Al primo caso appartengono quei canali comunque fruibili (a bassa qualità) anche da chi non dispone di smart tv connesse alla rete con la funzione HBBTV attiva.
Impieghi HBBTV singolari
Al secondo, aderisce un modello di utilizzo più estremo, che sfrutta una ridottissima quantità di capacità trasmissiva unicamente per ospitare un cartello associato al logical channel number (LCN) del FSMA (fornitore di servizi di media audiovisivi), col quale il fornitore di contenuti avverte l’utente con tv HBBTV ready non ancora connessa, della possibilità di accedere a contenti IP ulteriori rispetto a quelli DTT (mentre per chi ha già l’apparato collegato alla rete il passaggio è automatico).
Radiodue visual radio: jump HBBTV su LCN 202
A questo uso (cartello + jump), non espressamente codificato nel TUSMAR (D. Lgs. 208/2021), aveva aderito inizialmente RAI, che sul canale 202 nel 2022 aveva iniziato ad ospitare la visual radio di Radiodue unitamente ad altri contenuti (visual o audiografici) nell’arco radio da LCN 701-799 (salvo poi passare in lineare nello stesso anno).
Passo intermedio verso il DVB-I
A ben vedere, questo particolare impiego della HBBTV (che a quanto ci risulta ha origine nostrana ed utilizzo esclusivamente italiano), è un passaggio intermedio verso il DVB-I, che – ormai tutti ne sono convinti – sarà l’approdo definitivo della tv lineare.
Legificazione
Dal punto di vista normativo occorrerà però, al più presto, prendere atto del fenomeno, attraverso un processo di “legificazione”, cioè di ratifica da parte del legislatore o del regolatore della situazione di fatto generatasi sul mercato, affinché non si creino distonie interpretative.
La HBBTV come bouquet di contenuti terzi non convince
Contestualmente, si è assistito al progressivo tramonto dei bouquet HBBTV che ospitano contenuti terzi: troppo complicato l’impiego per il pubblico dei contenuti lineari (che raramente va oltre i due click) e modesto il ritorno d’audience per i content provider.
Evolve al contrario lo sfruttamento come prodromo all’OTT
Viceversa, evolve notevolmente la HBBTV come prodromo allo sviluppo, dell’editore che l’associa al proprio LCN, di piattaforme over the top (cioè disintermediate dalle reti broadcast). Ovviamente essendo la HBBTV inscindibilmente legata al DTT (se cade il segnale via etere cede anche la connessione sottostante), non si può parlare di disintermediazione in senso tecnico delle reti di trasmissione via etere, ma esclusivamente di proposizione parallela di una piattaforma ospitata mediante specifica app negli hub delle smart tv.
Specchietto
Uno specchietto promozionale per favorire l’affermazione della piattaforma OTT principale, in sostanza (come una volta erano i canali DTT di Sky per raccogliere abbonati alle piattaforme pay per view sat e poi IP).
Canali lineari ancillari, catch up ed on demand
In questa fattispecie, la HBBTV è impiegata per realizzare bouquet di canali lineari ancillari tematici rispetto a quello principale (cui è collegato l’LCN che innesca la funzionalità IP), ma anche alla soddisfazione delle richieste degli utenti di rivedere contenuti già andati in onda via etere (cd. catch up) oppure originali (on demand).
La HBBTV come FAST
Se i canali lineari ancillari sono poi supportati da pubblicità con la formula programmatic (l’automatizzazione dell’acquisto di contenuti multimediali e la creazione di annunci digitali con l’utilizzo della tecnologia di marketing) il risultato sarà molto simile alle piattaforme FAST a cui ci stiamo abituando (Samsung Tv Plus, LG Channels, Pluto, Rakuten, ecc.) e di cui anche l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha preso atto col rilascio delle prime autorizzazioni.
Baroni (Rubidia): la HBBTV più del DVB-I
Emanuele Baroni co-founder e chief operating officer di Rubidia, una delle aziende italiane più impegnate nelle sviluppo di soluzioni HBBTV, conferma a NL la tendenza, puntualizzando però alcuni aspetti: “Il DVB-I è – e sarà presumibilmente – il nuovo standard di diffusione del contenuto lineare, ma la HBBTV offre altre possibilità come una libreria VOD (Video On Demand), analitiche di ascolto, sondaggi, “addressable advertising” sia con L-Banner (e similari) e pre/mid/post roll. L’interazione con l’utente richiede una piattaforma customizzata sulle necessità del broadcaster per fornire tutti i servizi di entertainment necessari anche a rendere più appetibile l’offerta generale”.

DVB-I
La longevità della piattaforma DVB-T è legata principalmente al digital-divide che ancora caratterizza gran parte del nostro territorio. Penso a regioni caratterizzate da un’orografia complessa, composta da montagne o aree rurali estese.
Problema infrastrutturale OTA (Over The Air)
Gli operatori OTA non forniscono ancora la banda necessaria per pensare un sistema DVB-I che copra ogni esigenza. Oltre al problema, quindi, di raggiungimento dell’utenza in modo capillare (come fa in gran parte ora la diffusione attuale) c’è anche un problema infrastrutturale dettato dagli ISP.
Multicast
È impensabile avere un flusso per ogni utente connesso. Ci chiediamo, l’attuale infrastruttura è in grado di supportarla? A questa domanda potranno e dovranno rispondere coloro che forniscono i servizi di connettività. Forse la tecnologia di distribuzione in multicast potrebbe essere una valida alternativa purtroppo ancora poco sperimentata.
Jump
Quanto al jump HBBTV, possiamo certamente considerarlo un primordiale DVB-I che intanto risolve un problema di carattere tecnico ed economico.
Bitrate
Laddove la banda sui multiplexer necessaria per trasmettere un segnale di qualità in termini di bitrate non è disponibile o non accessibile, la possibilità (automatica o manuale) di poter far fruire all’utente dei contenuti in una qualità audio video superiore è di fatto una soluzione realizzabile con poco sforzo sia tecnico che economico. Chiaro è che gli apparecchi televisivi dovranno essere connessi alla rete e compatibili con lo standard HBBTV.
Compatibilità della smart tv
Quanto alla compatibilità con tutte le smart tv dotate di funzionalità HBBTV, Baroni precisa: “Si potrebbe discorrere a lungo, ma mi sento di rispondere in totale trasparenza di sì per una buona percentuale, circa il 97% dei dispositivi. Purtroppo negli anni abbiamo potuto appurare che gli stessi costruttori dei televisori non rispettano in tutto gli standard della piattaforma HBBTV (ETSI TS 102 796).
Libera interpretazione
Sembra che in molti casi ci sia stata una libera interpretazione. Tocca a noi produttori di applicativi HBBTV adattarci alla marca e/o al modello su cui l’applicativo viene eseguito. Negli anni siamo riusciti a coprire molti “casi particolari”. I nostri prodotti sono in continuo sviluppo e aggiornamento tentando di stare dietro al mercato. Possiamo comunque asserire che negli ultimi anni questa tendenza all’interpretazione sta un po’ scemando.
Architettura sottostante
Relativamente all’architettura sottostante (CDN, formato video, sostenibilità del traffico dati, ecc.), il coo di Rubidia chiarisce che “Sia per quanto riguarda il flusso in live streaming che per i contenuti VOD, lo standard prevede due tipologie di incapsulamento: MPG-DASH e da diversi anni su televisori più moderni anche l’HLS-m3u8. Quest’ultimo è più facilmente erogabile dalle CDN low-cost. Poche possono generare anche l’MPG-DASH. Entrambi però funzionano egregiamente.
Latenza
Sui tempi di latenza tra la digitazione della numerazione LCN sul telecomando e la partenza del flusso a/v, Baroni annota la dipendenza “da alcuni fattori: intanto dal tipo di flusso. Come spiegato prima già l’incapsulamento determina il tempo di attesa. Poi dipende anche molto dal “core” del televisore”.
Fasce dei televisori
Su televisori di fascia alta (o di marca premium) abbiamo tempi di reazione sensibilmente più rapidi rispetto al TV low-cost. Ebbene chiarire che restiamo sempre nell’ambito di qualche secondo. Certo è, che non è possibile avere (ad oggi) la stessa reattività, e quindi esperienza utente che si ha “scanalando” con il telecomando tra i vari broadcaster.
In evoluzione
E sul tema dell’advertsing, il coo di Rubidia conferma l’evoluzione in corso: “Recentemente abbiamo implementato nuove funzionalità per quanto concerne la sezione pubblicitaria grazie alla sinergia con Adserver.Online. Offriamo quindi ai nostri clienti una piattaforma per l’”addressable advertising” molto più completa che permette di pianificare le proprie campagne in modo flessibile, efficiente e con una reportistica puntuale. (M.R. per NL)