I sindacati delle tv locali reagiscono alla pubblicazione (effettuata da questo periodico ieri) dell’emendamento che riscrive la determinazione degli indennizzi per la dismissione dei canali.
Inaccettabile il rilascio obbligatorio dei canali 51 e 53 UHF in Liguria, Toscana e Lazio e l’eventuale rilascio volontario su tutto il territorio nazionale da parte delle Tv locali senza conoscere l’importo dei relativi indennizzi.
Occorrono regole analoghe a quelle previste in occasione delle precedenti dismissioni.
La vicenda
“Il Ministero dello sviluppo economico in data 30 aprile u.s. ha confermato la finestra temporale dal 4 al 30 maggio 2020 per il rilascio obbligatorio delle frequenze dei canali 51 e 53 Uhf utilizzati dalle tv locali in Liguria, Toscana e Lazio e per l’eventuale rilascio volontario sull’intero territorio nazionale delle frequenze delle tv locali, senza, tuttavia, che siano stati ancora definiti gli importi degli indennizzi spettanti per tali dismissioni“, spiega una nota congiunta dei sindacati Aeranti-Corallo, Associazione Tv Locali di Confindustria radio-tv e Alpi che rappresentano, complessivamente, la quasi totalità del settore televisivo locale.
Inaccettabile rottamazione al buio
Secondo i soggetti portatori di interessi diffusi “E’ assolutamente inaccettabile un rilascio delle frequenze, sia obbligatorio che volontario, senza che siano stati preventivamente definiti gli importi degli indennizzi e i relativi tempi di pagamento“.
Subito riesame
Per le associazione è indispensabile che “il Ministero dello Sviluppo economico riesamini al più presto la problematica ed emani il decreto per la definizione degli importi degli indennizzi come previsto dalla vigente normativa; il tutto differendo ai 60 giorni successivi all’emanazione di tale decreto la finestra temporale per la sopracitata dismissione obbligatoria e/o volontaria delle frequenze“.
Modello sono criteri liberazione banda 800 MHz
Per consentire alle tv locali di conoscere anticipatamente gli importi degli indennizzi e di ottenere rapidamente la liquidazione, “si ritiene necessario che vengano confermati i criteri già adottati con il Decreto del Ministero dello sviluppo economico del 23 gennaio 2012 (relativo alla dismissione della banda televisiva 800 MHz) e con il Decreto del Ministero dello sviluppo economico del 17 aprile 2015 (relativo alla dismissione di ulteriori canali delle tv locali). Tali criteri si basano sul riconoscimento di misure i cui importi vengono calcolati sulla quantità della popolazione nelle aree relative al diritto d’uso e sono indicati nei decreti ministeriali stessi. Tali Decreti prevedono, inoltre, che il pagamento degli importi dovuti avvenga entro 90 giorni dal rilascio delle frequenze con contestuale disattivazione dei relativi impianti di trasmissione”.
Rischio contenzioso che metterebbe a rischio processo transizione
“Qualunque diversa soluzione di indennizzo, come quella ipotizzata nella prima bozza diffusa del decreto legge “Rilancio” di imminente emanazione da parte del Governo (e non più presente nell’ultima bozza diffusa), appare inaccettabile in quanto basata su criteri particolarmente complessi che presuppongono un lungo iter procedimentale che, come tali, non permettono di conoscere immediatamente gli importi degli indennizzi e i tempi di pagamento, come invece sarebbe necessario per evidenti ragioni di trasparenza e che rischiano di generare un ampio contenzioso mettendo a rischio l’intero processo di transizione“, conclude la nota. (E.G. per NL)