E così, domenica prossima – prima di campionato – non ci sarà il calcio in chiaro, ed è una novità. Non ci sarà neppure “Tutto il calcio minuto per minuto”, ed è un’altra novità certo più clamorosa. La prima volta da 48 anni, dal 1960 quando Roberto Bortoluzzi, dallo studio centrale, inaugurò la storica trasmissione poi condotta da Massimo De Luca, ed infine da Alfredo Provenzali e Filippo Corsini. La Lega Calcio – ritenendo basse tutte le offerte, compresa quella Rai – ha deciso di non vendere quei diritti neppure dopo una trattativa privata. Si parla di milioni di euro di differenza, prima molti, poi pochi.
C’è una cosa che molti osservatori anche autorevoli non hanno pensato o considerato, trattando questa problematica da tutti i punti di vista. Molti hanno toccato le corde della nostalgia: il calcio di una volta era diverso da quello di oggi comandato dalle tv a pagamento, quanto era bello quando le partite si giocavano tutte contemporaneamente, e c’era la radio, e poi Novantesimo Minuto, e poi La Domenica Sportiva. Nessuno che abbia pensato che tutti noi possiamo fare a meno del calcio in chiaro, ma che togliendolo alla radio si priva di questo spettacolo anche gli unici che potevano vederlo grazie a questo mezzo: i non vedenti, i quali attraverso i radiocronisti conoscono il colore delle maglie delle squadre e degli arbitri, sanno le posizioni in campo anche dei singoli giocatori, “vedono” grazie ai racconti dei vari Cucchi, Repice, Dotto, Raffa, Delfino, come una volta con Ameri, Ciotti, Ferretti, Provenzali, partite forse anche più belle ed avvincenti di quanto lo siano realmente. Loro – i non vedenti – non se ne facevano nulla del calcio in chiaro, e ancor meno di quello delle pay-tv. Togliere la radio è una crudeltà, forse inconsapevole, in nome del dio denaro. Per questo dico: almeno la radio salvatela. Per loro, che “vedono” le partite, e per chi le racconta così bene. (Davide Camera per NL)