Banda larga tra gli ultimi in Europa e il WiMax già parte tra le polemiche

L’Italia a larga banda continua a versare in pessime condizioni. Il Belpaese si conferma infatti tra gli ultimi in Europa per la diffusione broadband, disponibile solo per l’89% della popolazione


da Agenda del giornalista

In Gran Bretagna, ad esempio, la copertura è del 99,8%. La battaglia per debellare la situazione di digital divide che si è creata in Italia non sembra segnare grandi risultati. Espansione della copertura Adsl, le nuove tecnologie wireless quali Wifi-Hiperlan e WiMax o l’accesso mobile attraverso l’Umts e l’Hsdpa sono gli strumenti per cambiare lo stato delle cose. La situazione può essere migliorata rapidamente, soprattutto, grazie alla tecnologia WiMax, ovvero Worldwide Interoperability for Microwave Access, che consente la trasmissione a banda larga anche nelle zone dove è difficile e più costoso realizzare collegamenti Internet via cavo. È un sistema di radiocomunicazioni che sfrutta collegamenti via radio fra una singola stazione base, localizzata in una posizione fissa e determinata, ed un numero di stazioni utente collegate a questa. Il WiMax è quindi in grado di coprire in modo economico anche le aree più difficilmente raggiungibili e permette di realizzare connessioni alla rete ad alta velocità (fino a 74 Mbit/s) in un raggio di circa 50 chilometri.

Paolo Gentiloni, ministro delle Comunicazioni, ha presentato proprio la scorsa settimana l’atteso bando di gara per l’assegnazione di licenze WiMax. “Grazie al WiMax avremo più banda larga – spiega il ministro Gentiloni – è una tappa fondamentale per garantire il diritto all’accesso alla rete come servizio universale. Questo governo conferma così gli impegni a ridurre il divario digitale ancora presente in molte regioni italiane, ad incrementare la competizione nelle TLC e a favorire l’innovazione tecnologica del nostro Paese”.

Il bando di gara, per una base d’asta complessiva intorno ai 45 milioni di euro, prevede l’assegnazione di 35 frequenze. I diritti d’uso avranno una durata di 15 anni a partire dalla data di rilascio, saranno rinnovabili e non potranno essere ceduti a terzi senza la preventiva autorizzazione del ministero delle Comunicazioni. L’Italia viene divisa in 7 macroregioni: Lombardia, Bolzano e Trento; Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria e Toscana; Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna e Marche; Umbria, Lazio, Abruzzo e Molise; Campania, Puglia, Basilicata e Calabria; Sicilia; Sardegna. Per ogni area è prevista l’assegnazione di due frequenze a soggetti necessariamente diversi, così da evitare possibili monopoli. Lo stesso provider però è libero di concorrere anche per tutte e sette le zone e se dovesse vincere in ogni macroregione potrebbe anche dare vita a un network nazionale. Per le restanti 21 frequenze, invece, l’assegnazione è su base regionale con precedenza per gli operatori non in possesso di licenze Umts.

Il bando deve ancora essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e già fa discutere. Le prime critiche arrivano dall’Associazione Anti Digital Divide (ADD), che si mostra preoccupata per più di un aspetto. Innanzi tutto, il bando prevede che “trascorsi 30 mesi dal rilascio della licenza, gli aggiudicatari che non utilizzino completamente le frequenze assegnate sono tenuti a soddisfare, sulla base di negoziazione commerciale, le richieste di soggetti terzi che intendano accedere alle frequenze stesse”. Potenzialmente, quindi, una frequenza può rimanere inutilizzata per ben due anni e mezzo, prima di venire rinegoziata. Secondo l’Associazione, poi, sarebbe stato opportuno prevedere almeno un’altra licenza in più per regione per gli operatori non Umts, in modo da favorire una reale concorrenza. L’ADD ritiene inoltre che sarebbe stata preferibile una durata di 5 anni per i diritti d’uso delle frequenze: “Con una durata di 5 anni – come si legge sul sito dell’associazione – l’operatore sarebbe incentivato a costruire più velocemente l’infrastruttura per sfruttarla economicamente”. Infine, la società MGM Production Group srl, già detentrice di una licenza WiMax in Germania, ha presentato ricorso al Tar contro la delibera AGCom sull’assegnazione delle frequenze WiMax in Italia. Il punto più importante del contenzioso, come segnalato su Morse.it, riguarda l’assenza di condizioni atte ad impedire che alla gara possano partecipare operatori già detentori di frequenze su cui offrire BWA (Broadband Wireless Access, banda larga senza fili), nello specifico gli operatori UMTS.

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