Avevamo osservato qualche tempo fa come, nelle più recenti fiction tv americane, quando un personaggio deve effettuare delle dichiarazioni pubbliche non si rivolge più alla radio o alla televisione, ma a dei podcaster.
E l’aumento delle scene in cui vi sono persone che ascoltano podcast in auto o mentre fanno jogging.
Sicuramente il mercato americano del podcasting è maturo rispetto a quello europeo, anche se pure nel vecchio continente l‘audio on demand comincia a manifestare le sue potenzialità.
Rimanendo sul tema delle fiction tv, si osservino, a riguardo, le più recenti produzioni di Netflix España, dove l’ascolto dei podcast di approfondimento (soprattutto su fatti di cronaca) sta diventando una costante.
Significa quindi che stanno per suonare le campane a morto per la Radio?
Tutt’altro: quest’ultima sta vivendo la seconda giovinezza. Almeno in talune occasioni e ad alcune condizioni.
Per esempio, in Gran Bretagna, l’audio sta vivendo una stagione d’oro, con l’audience radiofonica misurata dall’indagine Rajar (attraverso il metodo dei diari) che ha visto le stazioni radio commerciali combinate raggiungere un totale di 38,7 milioni di persone ogni settimana (su quasi 67 mln di abitanti) durante i primi tre mesi dell’anno (con una quota di ascolto cresciuta al 51,4%).
Basta parlare dei vecchi tempi
“Quando si parla della Radio, la trappola in cui è facile cadere è parlare dei bei vecchi tempi”, commenta sul tema Matt Payton, CEO di Radiocenter, l’organizzazione che lavora per 50 stakeholder che gestiscono oltre 300 stazioni radio autorizzate in tutto il Regno Unito, totalizzando il 90% della radio commerciale in termini di ascolto e fatturato.
Momento d’oro
“In realtà, in questo momento, la radio – anzi, l’audio in generale – sono più forti che mai. Sia in termini di pubblico che di ricavi”, continua Payton.
Guardiamo avanti
“Dobbiamo guardare avanti, concentrandoci sugli sviluppi tecnologici e sui cambiamenti delle abitudini degli utenti“.
Differenze tra ascolto lineare…
La diffusione dello streaming, facilita certamente l’ascolto lineare, integrandosi a quello di altre piattaforme via etere, come il DAB+ e la FM.
… e on demand
Tuttavia, a differenza di queste ultime, lo streaming consente (anche) l’ascolto on demand, attraverso il catch-up (la riproposizione su richiesta dei programmi già andati in onda) ed il podcast, cioè contenuti originali inediti, realizzati non per la radio, ma come integrazione ai contenuti radiofonici.
Podcast acerbo in Italia
In Italia, dicevamo, la cultura dei podcast è ancora acerba, ma già si notano alcune tendenze in nuce.
Comparazioni
“In una recente analisi per un cliente, abbiamo comparato le tendenze degli ascoltatori radio rispetto a quelli dei podcast in Italia”, commenta Carlo Elli, chief marketing officer di KVOX, una delle principali compagnie di produzione di podcast italiane (in portafoglio clienti come Müller Italia).
Tempi di saturazione differenti
Nel primo caso, su una radio generalista (quindi musica ed informazione), il tempo di saturazione di un contenuto informativo (nel senso ampio del termine, quindi ricomprendendo anche l’informazione musicale) è di 7 minuti, dopo i quali si assiste a rapidi scollegamenti dai flussi. Un podcast, invece, ha un tempo di saturazione triplo, se non quadruplo.
Consapevolezza dell’on demand rispetto all’imprevedibilità dell’ascolto lineare
E’ normale, se ci pensiamo, in quanto chi ascolta la radio musicale potrebbe soffrire l’ingerenza del parlato sul tappeto musicale, mentre chi cerca un podcast è consapevole del suo contenuto. E quindi si attende una durata consona ad un approfondimento, che, appunto, è normalmente di 20 minuti.
Zapping sconosciuto durante la visione on demand
Nulla di strano: pensiamo alla tv on demand. Lo zapping è tipico della tv lineare, mentre pochi fanno zapping una volta iniziata la visione di un contenuto on demand. Se inizio una puntata di una fiction, la concludo oppure la sospendo per vederla il giorno dopo o ancora l’abbandono se non è di mio gradimento. Ma difficilmente salto da una fiction all’altra ogni 5/10 minuti”, osserva Elli.
Tempi di attesa e capacità di fidelizzazione
Ritengo quindi che Radio e podcast non siano antagonisti, ma perfetti alleati perché integrano la medesima offerta dell’audio ed hanno entrambi capacità elevate di fidelizzazione. Si tratta solo di cultura del tema. Col video è stato così: lo streaming video on demand si è affermato da noi con un ritardo di 5-7 anni rispetto agli USA. Ma cosa è successo dopo è sotto gli occhi di tutti”, conclude il manager di KVOX.